TE ABSOLVO

TE ABSOLVO

Un film Di Carlo Benso

 

Assolvere, assolversi. Il punto è, se è vero, da cosa, visto l’immenso parco di sensi di colpa che ognuno di noi accuratamente custodisce.

L’opera descrive, senza pochezze, trucchi, piaggerie o concessioni, le due dimensioni degli esseri senzienti: quella che si confronta con le domande della materia e le  richieste di coraggio e di rispetto per il proprio vissuto; e quella che indica dall’alto la strada da intraprendere, a cui si è destinati e dalla quale si proviene.

Ho assistito ad un volo costante, un librarsi liberatorio su panorami che esaltano il respiro e l’elevazione dello spirito. E nel contempo ho degradato lo sguardo in basso, verso l’IO di carne e sangue e passioni in disperata cerca del proprio posto, della propria missione, della propria ragion d’essere, di una storia che racconti con chiarezza da dove è giunto e dove lo potrebbero destinare gli eventi trascorsi. Due distinte dimensioni dello stesso universo che si avvolgono armonicamente l’una nell’altra, per poi slegarsi, divincolarsi quasi rabbiose nel riconquistare la propria peculiarità.

Due preti. Due uomini piccoli. Due uomini grandi. Ciascuno fermo nelle proprie visioni di ciò che è e come invece dovrebbe essere, posti sull’orlo di un conflitto di cui si avvertono costantemente i clangori degli armamenti in approntamento, in una tensione sottile e penetrante come un velo di nebbia pronto a degradare al primo sospiro del vento, ma che si ricompone ogni volta più densa e ferina, quale lince  contratta nell’imminente balzo dagli esiti incerti.

Il tutto avvolto da un abbraccio poetico, lirico, dalla sensibilità estrema per l’arte e la bellezza, dall’ire romantico e indulgente dell’amore per l’amore, e, tuttavia, mai querulo, mai gratuito. Rigorosamente implacabile come l’arte. Puntigliosamente commovente come la vita.

Per finire, ma sostanzialmente al centro dell’opera, il cast. Un cast travolgente e dalle qualità interpretative straordinarie; artisti intensi ed autentici più del vissuto.

Ad un certo punto, la pellicola mi è sembrata una finestra spalancata sui personaggi di un presepe moderno, che si affannano nelle loro misere questioni. Un Giuseppe padre restio, Toni Garrani, ed una Maria innamorata e tollerante, Karolina Cernic, inseguiti dall’ostilità di beghine e farisei, ed incalzati da un gendarme, Igor Mattei, che cerca paziente di ricondurli nella legge, sebbene sia pronto ad agire d’autorità. Sullo sfondo il Sagrestano,Fabio Fazi, muto e sofferente, inamovibile incomodo della coscienza, vittima giornaliera della sua accondiscendenza e preda di desideri castrati.

Un film che mi ha fatto riconsiderare in positivo i panorami vagamente afflitti e struggenti del Monferrato, laddove il susseguirsi di acerbe mammelle collinari e le geometrie dei campi lavorati mi hanno rivelato una sensualità creativa inaspettata; laddove la nebbia dell’alta Padana si è rivelata l’immensa veste trasparente di un’insaziabile amante.

Un film bello! Bello perché stimola il pensiero interno e quello circolare; perché manifesta tutte le sue incertezze sull’opportunità delle cose; perché corrode l’indifferenza e la promiscuità dei patteggiamenti; perché agita passioni e sane idee,  e perché gioisce di noi, di noi che lo abbiamo guardato mentre ci osservava.

 

Nik il Preticante

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Galleggiando – Getting by

Tra la luna dei sogni e l’abisso del presente

Pubblicazione di racconti.

 

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Dopo molti anni trascorsi in continui cambi di rotta casuali, qualche mese fa il Goth ha finalmente raggiunto la distanza sufficiente dalla Terra per influenzare gli eventi del corso umano con la sua energia trans dimensionale. In particolare per offrire ai Gothìasi come me, che da idioti hanno scelto la pausa caffè sul pianeta terra, di riappropriarsi della propria natura e organizzare il ritorno.

 

Sto facendo una vera e propria colletta in stile anni ’70 per superare l’immenso ostacolo della morte di massa dei ‘Coraggiosi Editori’ e riprendere le stampe dopo ben 38 anni.
Vorrei cominciare a pubblicare stampandomi in proprio il materiale, giacché, pare, mi è stata offerta una modesta ma competente distribuzione.

*Naturalmente la raccolta su fiducia si può chiamare anche crowdfounding.

In seguiro linki e dettagli.

 

Pubblicazione di racconti tra l’abisso e la luna.

MUTAMAREE

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Purché non sia una disperata fuga dalla noia, ogni cambiamento è meraviglioso.
Mutare è bello. Quantomeno salutare, specialmente nella stagione meno adatta ai cambiamenti.
D’altro canto non esiste stagione inadatta a qualsivoglia cambiamento, laddove la stagione, così com’è stata concepita in termini semantici e fisici, e forse dovrei dire anche scientifici, è impregnata di impermanenza. 

Stagione significa “Intervallo, periodo di transizione tra differenti condizioni climatiche generali”.
Ma sia in letteratura che in filosofia significa molto di più, sebbene potrebbe significare molto di meno, perchè il mutamento non ha un solo milionesimo di secondo nel quale sia simile al milionesimo di secondo che lo segue.
Il mutamento è l’impermanenza cosmica. L’impermanenza riguarda ogni cosa dell’esistente e del percepibile,  e riguarda ogni cosa dell’inesistente e dell’impercepibile.
In effetti, io che sono un mutante…. come tale non posso descrivermi con la più completa onestà oltre questo singolo milionesimo di secondo. Ciò che ero al primo rigo di questo scritto non lo ero più alla prima virgola, e lo sono ancora meno adesso fino al punto. Ecco il punto.
Potrei dire che dal momento che ho iniziato a scrivere per non pensare a lei, è rimasto immutato il desiderio, sebbene sia più grande e continuerà a crescere, è immutato nella sostanza.
E Lei è più che mai permanente nei miei pensieri. Ma qualcosa cambia.
Sono lei, così com’ero io, e, tuttavia, non sarò nessuno dei due essendo entrambi. Forse. E’ tutto connesso all’impermanenza di un ‘Sì’

Forse, mia cara, è un modo un po’ contorto di dirti che ti amo.
Ma dichiararti il mio amore senza poterti baciare, con la prepotente certezza che vi sia una eco esaltante,  è molto più contorto.

 
Nik protozoicamente costante